Intervista a Francesco Roccaforte
Copywriter e dj, Francesco Roccaforte è da sempre nella comunicazione. Ha ideato e presentato numerosi radio show su Radio Rai. Dopo essere stato direttore creativo in World Writers London, ha fondato M-O-D Music On Demand, agenzia di consulenza musicale e creativa (www.m-o-d.biz) (www.m-o-d.biz/blog).
Ecco quali regole segue per il suo lavoro e i consigli per voi per la scelta della colonna sonora:
Quali sono le regole base da seguire per scegliere una buona colonna sonora?
F.R.: Mai mettere una musica ”didascalica”, cioè che sottolinea solamente quel che già immagini e testo stanno raccontando. Usare o far scrivere musica che aggiunga una terza dimensione di lettura al film, spot o semplici immagini. Musica che evochi una visone in più rispetto a quel che già si sta guardando.
Qual è il criterio che lei adotta per la scelta di una musica per spot?
F.R.: Usare musiche che evochino uno scenario il più naturalmente in linea con il messaggio creativo della pellicola.
Le è mai capitato di “lavorare al contrario”, cioè scegliere la musica sulla quale successivamente si sono create le immagini?
F.R.: Si, capita. Da copywriter mi è capitato spesso di ideare spot partendo da quel che evocava il brano che avevo scelto. Molti testi di canzoni, nati con altri obiettivi di comunicazione, possono essere usati a favore di un messaggio completamente diverso e lontano da quello originale del brano. Cosi anche le partiture dei pezzi.
La musica ha il potere di cambiare il senso di una immagine?
F.R.: Sempre. Nel bene e nel male. La musica nasce prima del cinema. Il cinema, nonostante sia super descrittivo, quando nacque sentì il bisogno di avere un musicista che accompagnasse le immagini mute che scorrevano sullo schermo. E’ una banalità, lo so, ma la musica è il linguaggio universale, come i sentimenti, per eccellenza. Più dei gesti.
Ci può fare un esempio di una colonna sonora a sua giudizio assolutamente perfetta? Quali sono le caratteristiche che la rendono tale?
F.R.: Tutte quelle di Ennio Morricone. Anche le più ”brutte”. Le colonne sonore di Tarantino, quella di Strawberry Statement, di La Lecon de Piano, Vanilla Sky, di Crash, di Maria Antonietta, Animal House, Blues Brothers, American Graffitti, FM, Clockwork Orange, Apocalipse Now, soprattutto per The End all’inizio del film. One from the heart, Betty Blue.
Le caratteristiche sono quelle di trasformare l’immagine che si sta vedendo e le parole che si stanno ascoltando in qualcosa di altro. Un di piu’ quasi extrasensoriale. O forse totalmente legato ai sensi. Cuore, pancia, cervello.
Quante ore al giorno ascolta musica? Quanto “per lavoro” e quante “per piacere”?
F.R.: Da quando mi sveglio fino a quando vado a dormire. E anche quando dormo mi rimangono in testa ”tormentoni”. Alcuni sono vere e proprie perversioni musicali. Robaccia, ma con riff appiccicosi come l’Attak.
Per fortuna il piacere per la musica è diventato da molti anni il dovere per il lavoro. Ed è rimasto piacere puro.
Il tema del concorso “Derby. Fruit as ultimate transgression” si avvicina ad un tema sociale che invita i giovani a non abusare di alcol ma di optare per bevande analcoliche. Quali i consigli che può dare ai giovani autori per affrontare questa tematica e tradurla in un spot virale?
F.R.: Non fate lo ”zio” complice ma severo. Ne’ fate i complici. Dite le cose come stanno nella vostra mente. Se vi piace bere e poi fare gli scemi, ditelo. Ma ricordatevi di tirar fuori quanto si è scemi a far cosi. Ma con rispetto sempre. Anche della stupidità. Oppure musiche che stridono in totale contrasto con quel che fate vedere. A suggerire che c’è sempre un altro modo, forse opposto, di sentire le cose. E viverle.
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