Intervista a Alex Giordano
Alex Giordano e Mirko Pallera, hanno dato vita nel 2000 al progetto Ninja Marketing, online dal 2004, il primo blog/osservatorio sul marketing non-convenzionale. Alex e Mirko, oltre ad essere professionisti affermati con una propria e innovativa società di comunicazione sono docenti di Marketing Innovativo presso l’Accademia di Comunicazione di Milano e tengono interventi formativi di Marketing Creativo in Master di alta formazione manage
riale presso l’Università Bocconi, l’Università di Salerno, l’Università di Urbino, l’Universidad de la Habana. Ecco le dritte di Alex Giordano per voi per la realizzazione di un buon virale:
Com’è nato il vostro interesse per la comunicazione virale?
A.G.: In realtà, studi a parte, sia io che Mirko veniamo da ambienti underground dove l’utilizzo tattico dei media era una necessità. Ci siamo conosciuti nel 2000 ad un Master in Marketing e già condividevamo la nostra ricerca per tutto quello che poi abbiamo definito Marketing Non Convenzionale. Pensa che nel nostro libro (Marketing Non Convenzionale -virale, guerriglia, tribale e i 10 punti del marketing postmoderno - ediz. Il Sole 24 Ore) abbiamo recensito oltre 100 stili di nuovi marketing (dall’ambient marketing all’ignorance marketing!!!). Ricordo quando nel 2003 proponevamo in giro il nostro seminario sul marketing Virale e in molti ci prendevano in giro. È stata l’Accademia di Comunicazione che, forse per amore, ci ha dato credito iniziando per prima a trattare questi argomenti.
Quali sono le caratteristiche fondamentali che determinano la “viralità” di uno spot?
A.G.: In realtà è molto difficile dirlo a priori. Noi parliamo sempre di Web Spot e mai di Viral Spot. Sono poi i pubblici a sancire se un contenuto è o non è virale. Molti pensano che basti fare qualcosa di divertente ed irriverente per realizzare un viral. In realtà le persone (basta parlare di target) si scambiano contenuti che parlino di loro, che rafforzino il loro legame tribale. Pensate alle mail che ricevete ed agli amici che ve li mandano. C’è di tutto: power point con i gattini, video divertenti, contenuti pornografici, barzellette… Progettare un Viral significa lavorare ad un progetto di Senso aperto che sia una piattaforma che le persone possano usare per dirsi qualcosa che li riguardi. Nell’intimo.
Come nasce una idea per uno spot virale?
A. G.: Innanzitutto da una buona strategia che, in primis, decida se valga la pena o meno utilizzare un Video Virale (attenti alle mode) e, in seconda istanza, scelga che ruolo questo video dovrà avere nella strategia integrata. Deciso questo è davvero difficile scegliere l’idea giusta, soprattutto se teniamo presenti gli standard semiotici e anche tutti gli altri standard di agenzia (modelli di brief etc…). Bisogna studiare bene un pubblico di riferimento, una tribù, che vogliamo rappresenti il nostro pubblico di penetrazione. Capire bene qual è il senso che attribuiscono al loro stare insieme, al loro essere tribù (valore di legame) e lavorare per creare qualcosa che sia rilevante per loro.
Quali differenze ci sono nella costruzione delle immagini e nelle riprese tra un normale spot e uno spot virale?
A. G.: La pubblicità fino ad oggi si è sforzata di rappresentare i suoi pubblici, credo invece che l’atteggiamento giusto sia quello di usare i linguaggi dei nostri pubblici. Solo così possiamo sperare di entrare nelle loro conversazioni.
Ci può fare un esempio di uno spot virale a suo giudizio assolutamente perfetto? Quali sono le caratteristiche che lo rendono tale?
A. G.: Sicuramente lo spot Dove - Evolution. Le marche premiate sono quelle che riescono a percepire i segnali deboli della società. Riuscire ad indentificare una istanza latente che non è amplificata dai media mainstream e darle voce è un megafono atteso dalla società e questo non può che essere un grande boost per la viralità di un video. Dove Evolution è l’emblema di questo approccio.
Il tema del concorso “Derby. Fruit as ultimate transgression” si avvicina ad un tema sociale che invita i giovani a non abusare di alcol ma di optare per bevande analcoliche. Quali i consigli che può dare ai giovani autori per affrontare questa tematica e tradurla in un spot virale?
A. G.: Ragazzi, spaccate e non abbiate paura di niente e nessuno (Papa compreso): questo è un concorso, non una commissione professionale. Quando lavorerete vi romperanno le palle per farvi adattare alle esigenze di direttori marketing e brand manager. Approfittate del fatto che è un concorso per mettere in motra le vostre potenzialità e per lanciare nella rete un contenuto fantastico! Quindi… osate, osate, osate….
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